Balletto Teatro di Torino. Le metamorfosi di un ensemble

 

Fondato nel 1979 da Loredana Furno, il Balletto Teatro di Torino ha affrontato negli anni un repertorio molto vasto e si è contraddistinta come compagnia legata ad un coreografo residente che lavorava tutto l’anno con la compagnia sviluppando un linguaggio molto preciso, una sorta di “firma” autoriale riconoscibile e formando quindi anche il vocabolario fisico e dinamico dei danzatori. Nel 2017 Loredana Furno ha passato il testimone della direzione della compagnia a Viola Scaglione, che ha danzato – e danza tuttora – nel BTT, con cui ho avuto il piacere in diverse occasioni di confrontarmi.

Negli ultimi due anni il Balletto Teatro di Torino ha iniziato un percorso di crescita sviluppando progetti interdisciplinari in Piemonte e in realtà nazionali (Concept #1, We can be waves, Stage to screen – Experiment #1, Perfect Broken), oltre alla messa in scena di “spettacoli d’autore”: da Josè Reches (Kiss me hard before you go) a Jye-Hwei Lin (I love you but) e Laura Domingo Agüero, fino ai più recenti Andrea Costanzo Martini ed Ella Rotschild (Balera/Timeline), il duo Ivgi&Greben (Document) e un progetto in cantiere con Manfredi Perego.

Viola Scaglione non definisce questa fase della compagnia come una trasformazione, ma come una naturale presa di coscienza maturata in anni di esperienza. Oltre al suo impegno come danzatrice, Viola ha affiancato tutti i coreografi che nel corso degli anni hanno collaborato alle produzioni della formazione artistica. Proprio questa esperienza ha fatto maturare l’idea che il modello di compagnia d’autore non fosse più l’unico riferimento possibile. L’impronta adottata dal Balletto Teatro di Torino è quella della massima versatilità, all’insegna dello slittamento continuo fra autori, stili diversi e linguaggi coreografici. Connotato rilevante alla luce del panorama italiano, ormai stretto nella morsa dei soli, dei duetti e delle produzioni express, declinabili a ogni situazione performativa,

Come una compagnia sceglie i propri coreografi? In base a quali parametri? In base a quali – dato raro e quanto mai confortante – principi etici e professionali?

L’attuale direzione, alimentata da una continua curiosità nei confronti del panorama contemporaneo, sceglie gli autori in base alle loro metodologie e tecniche di trasmissione, agli spazi che vengono dati al processo creativo, il quale assume un’importanza equivalente al momento finale della messa in scena. L’approccio condiviso, rispettoso e sano fra coreografo e danzatore, mai sottoposto all’abitudine di un lavoro sempre uguale e riconoscibile, chiede a noi di guardare con occhio diverso il percorso di una compagnia e scrutandola come un organismo continuamente in cambiamento, non solo dal punto di vista formale, ma soprattutto artistico.

Il Balletto Teatro di Torino ha dimostrato in questa stagione l’efficacia del cammino intrapreso attraverso le due nuove creazioni: Timeline, della coreografa israelo-tedesca Ella Rotschild e Balera del piemontese Andrea Costanzo Martini. Questi due coreografi, accomunati da una formazione estremamente tecnica e anche dal comune percorso lavorativo sia per la Batsheva Dance Company che per Inbal Pinto, hanno lavorato con i danzatori con esiti estremamente diversi.

In Timeline, pièce ambientata in uno spazio scenico cupo ed essenziale, i danzatori entrano solennemente fino a porsi davanti al pubblico attivando un gioco basato sulle trasmissioni di movimento da un corpo all’altro. La linea del tempo disegnata dalla Rotschild passa attraverso le quotidianità e gli accadimenti del nostro vivere, focalizzandosi su come questi vengono interpretati ed elaborati dalle persone. Il centro di questa creazione è una danzatrice, abbandonata in un angolo dello spazio, mentre il gruppo si perde in una concitata conversazione ignorando quello che è accaduto a un altro essere umano.

Il tempo viene riletto dalla coreografa, e interpretato con puntiglio dai performer, come un inesorabile processo che può essere frammentato, concentrato, dilatato dai ricordi vissuti dai performer. Il succedersi di azioni, ripensamenti, ricordi avviene in chiave ironica, ma la discontinuità apparente dei vari momenti trova la sua chiave nella continua interazione spaziale fra i danzatori.

Più diretto ed esplicito – come d’altronde ha già dimostrato in altre sue creazioni – è Balera di Andrea Costanzo Martini. In questa creazione l’impronta fisica dell’autore risulta maggiormente risaltata nella sua chiave stilistica riconoscibile, soprattutto nell’uso dei tempi e intensità di movimento e nelle disposizioni spaziali. In questa pièce emerge con forza il grande lavoro di trasmissione che è stato realizzato in fase di costruzione. La scena si apre con uno schieramento di sedie, i danzatori vestiti con abiti scelti in tinte grezze e monocromatiche e un grande cono/grammofono appeso sovrasta tutta la scena e modifica l’illuminazione sul palco, in un gioco di ombre a tratti sinistro. Il grammofono ricorda curiosamente il logo della casa discografica di inizio Novecento His Master’s Voice.

Combinazione intrigante se si pensa che questo lavoro esplora il rapporto fra codici di movimento stringenti e “rigidi” e il piacere della dinamica libera. Sulle sedie i danzatori sono presi da una serie di piccoli movimenti controllati ma estremi, con una precisa intensità espressiva volta a esplodere in diversi momenti verso il pubblico. Una voce dall’alto impone ai danzatori i passi da eseguire, le parti del corpo da muovere, fino a portarli a una liberazione dinamica ed esplosiva, interpretata in chiave ironica nell’esasperazione del vocabolario classico e dei balli folklorici. Una scelta ardita quella di concludere lo spettacolo con una coreografia scritta su una canzone dal ritmo persistente e riconoscibile, che tocca in qualche modo l’immagine dei balli di gruppo di una balera.

Queste due creazioni hanno dato modo al pubblico torinese di vedere una compagnia che punta a crescere in ambito nazionale ed europeo e che punta ad ampliare il proprio repertorio all’insegna del continuo cambiamento, con energie sempre rinnovate e obiettivi rinnovati. La città di Torino ha bisogno, oggi come non mai, delle realtà solide che da anni lavorano sul territorio e fanno assurgere la città a centro di produzione coreica di rilievo.

TIMELINE
Coreografia Ella Rothschild

BALERA
Coreografia Andrea Costanzo Martini

Disegno luci: Yoav Barel
Costumi: Walter&Hamlet
Assistente: Lorenzo Ferrarotto
Danzatori del Balletto Teatro di Torino: Lisa Mariani, Viola Scaglione, Wilma Puentes Linares e successivamente Nadja Guesewell, Flavio Ferruzzi, Hillel Perlman, Emanuele Piras

Creazione 2018 per il Balletto Teatro di Torino

Con il patrocinio e il sostegno dell’Ambasciata di Israele in Roma

In collaborazione con la NOD – Nuova Officina della Danza
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