Theatrum Mundi. Terza edizione del festival di drammaturgia antica a Pompei

A Pompei torna dal 20 giugno al 13 luglio Theatrum Mundi, il festival di drammaturgia antica promosso dal Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale e dal Parco Archeologico, con quattro spettacoli in prima assoluta che puntano a replicare il successo della stagione 2018, quando si raccolsero 12.800 spettatori e il Teatro Grande segnò il tutto esaurito per nove serate su 13.

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La Tempesta di Shakespeare con l’adattamento e la regia di Luca De Fusco, l’Edipo a Colono nella riscrittura di Ruggero Cappuccio con Rimas Tuminas che ha preso il testimone da Eimuntas Nekrosius, il grande regista lituano morto un mese fa. E poi ancora il Satyricon nella versione di Francesco Piccolo, la danza dei Vertigo Dance Company, ne Il Paradiso Perduto. Un cartellone d’eccezione, sottolineano gli organizzatori, che nasce dalla collaborazione di tanti enti diversi, dalla Fondazione Campania dei Festival-Napoli Teatro Festival Italia alla Fondazione Matera Basilicata 2019, dal Teatro di Roma – Teatro Nazionale al Teatro Nazionale di Genova. Un’iniziativa, che “conferma la vocazione del teatro stabile di fare una offerta plurale”, sottolinea il presidente Filippo Patroni Griffi. In scena, sul palco trasudante di storia di uno dei teatri più antichi della romanità (il Teatro grande è del II secolo a.C., “costruito alla greca, più antico anche di quelli romani”, ricorda il direttore del parco archeologico Osanna anticipando la scoperta delle ultime ore, una cavea naturale, che è emersa alle spalle dell’attuale teatro e che potrebbe aver ospitato un teatro già nella Pompei del IV secolo a.C.) ci saranno tutti testi della drammaturgia classica, accomunati però da una rilettura moderna. “Non abbiamo intenzione di fare la copia di Siracusa”, assicura De Fusco nei panni di direttore del Teatro Stabile di Napoli, “abbiamo trovato un soprintendente che ama le sperimentazioni, fino a quando il pubblico ci segue faremo così”. Ecco allora che anche un testo super classico come la Tempesta di Shakespeare, anticipa De Fusco, avrà qui un’ambientazione desueta e particolare. “Dimenticatevi l’isola, penso ad un luogo chiuso, perché no una biblioteca – anticipa il regista – nella mia Tempesta tutto avviene in questo luogo chiuso, anzi nella testa di Prospero”, forse anche con Prospero immaginato “come un uomo del Novecento con i nemici che sono i Millennial, perché ho nostalgia dei libri, del cinema delle cose del secolo scorso che oggi sembrano non valere più”.

Particolare anche l’Edipo a Colono riscritto da Ruggero Cappuccio: “è un testo che ho scritto molti anni fa, ambientato in un tempo sospeso che risente del Novecento e della psicoanalisi”, spiega l’autore, “comunque vedremo. Nekrosius si interessò al mio testo, se lo fece tradurre in lituano, poi purtroppo è andata come è andata. Io non sono interessato ad accademismi e lui lo era ancora meno di me. L’importante è che ci sia una lingua che suoni e su questo lavorerà Tuminas”, dice. Per tutti però la carta più importante è proprio il palco di Pompei: “Mi appassiona per il simbolo di cui è carico”, sottolinea Cappuccio, un luogo “che evoca la dimensione onirica”. Accanto a lui il direttore del parco sorride, convinto di incassare un nuovo successo, dopo la riapertura del teatro seguita ai giorni più bui delle vicende giudiziarie. Anche per il sito questo festival di teatro è importante: “Pompei non può essere offerta in maniera passiva ai suoi visitatori, deve essere un’esperienza culturale che arricchisce”. L’apertura al teatro va in questa direzione

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