Silvio Peroni mette in scena Luke Norris. La vita in luoghi diversi, con i suoi riti d’iniziazione e un codice comune di crescita

Arriva per tutti il momento di diventare ufficialmente adulti. Crescere è molto di più che fare un tatuaggio o un viaggio avventuroso senza l’autorizzazione dei propri genitori. Non è automatico come prendere la patente o votare per la prima volta. Se diventare maggiorenni fosse un dettaglio anagrafico non ci sarebbe altro da fare che aspettare, anno dopo anno, come un’operazione di addizione. La complessità di questo fattore umano, l’esplorazione intorno ai processi di maturazione, di consapevolezza e di determinazione del Sé, ha catturato l’attenzione del regista Silvio Peroni. Quasi come se fosse una ricerca, un’indagine. Sviluppata partendo da prospettive e narrazioni diverse negli allestimenti che, a distanza di pochi giorni, sono andati in scena in due teatri romani.

L’autore di entrambi i testi è Luke Norris, brillante ed eclettico drammaturgo e attore britannico. Il giorno del mio compleanno (Here we are) e Growth (Crescendo) sono due spettacoli dove, con le rispettive differenze a livello drammaturgico, i protagonisti sono dei ragazzi.

Silvio Peroni
Silvio Peroni

Silvio Peroni introduce così il racconto di un lungo periodo di prove, di lavoro, di emozioni: “A un certo punto – spiega il regista – succedono delle cose e sono costretti ad affrontare una sorta di riti di iniziazione. Ne Il giorno del mio compleanno si trovano davanti alla morte dell’amico, in Growth c’è la malattia che viene posta, nello schema narrativo dell’autore, sotto forma di gioco, di divertissement. Ragazzi che devono crescere, che si ritrovano davanti a degli ostacoli post adolescenziali. Da lì in poi la loro vita cambierà, e dovranno affrontare tutto questo”.

Raggiunto in una pausa poco prima delle prove, nel suo camerino, parla con voce calma. Le conversazioni con il regista sono sempre state generose. Tra la fine della primavera e l’avvicinarsi dell’inverno, le attività di preparazione, di allestimento, di realizzazione e messinscena sono andate avanti a pieno ritmo. In ogni occasione, però, abbiamo raccolto le sue riflessioni, i ricordi e le esperienze che rendono ancora più vivo il suo lavoro teatrale.

“La mia evoluzione personale – afferma Peroni – è nel portare avanti una modalità di fare teatro e, soprattutto, di lavoro con gli attori. Molte cose si sono inserite nel mezzo: progetti, prove iniziate, tranches di prove di altri spettacoli che devono essere ancora fatti. C’è quindi una cristallizzazione maggiore di un certo tipo di approccio al lavoro attoriale. Non ho un rapporto con la regia estetica, ho un rapporto di lavoro esclusivo con l’attore. Da un punto di vista personale c’è un crescendo di sperimentazioni e di sviluppi. Gli spettacoli si inseriscono nel percorso di crescita. Nascono sempre da determinati tipi di condizioni che possono essere i tempi, le scadenze.

Nel momento in cui si ha a che fare con l’essere umano ci sono sempre grandi scoperte. Il lavoro sul palco è un lavoro che parla alle parti fragili di ogni individuo. Ogni volta ci sono persone nuove e diverse, c’è sempre uno scambio energetico. Il lavoro che imposto è molto lungo. Il vero dramma del teatro contemporaneo è che non abbiamo il tempo che ci servirebbe effettivamente per lavorare su un testo. Ci sono sempre scadenze molto limitate, gli spettacoli si montano in 3-4 settimane. Molti lavori andrebbero sviluppati invece nel corso del tempo, con le repliche, con altre prove durante le repliche. La vera discriminante è dunque il tempo”.

A proposito dell’approccio al suo lavoro e dei sentimenti che si sviluppano sul palcoscenico, il regista chiarisce che: “Il lavoro che mi interessa è quello di comprendere quali sono i meccanismi interpretativi, come svilupparli. Come andare in profondità ricreando e stando molto attento alla vita. Ascoltare come parlano le persone, come si muovono. Come si recitano i tempi, le situazioni, i luoghi della vita. Cerco sempre di prendere tanti spunti in ciò che vedo e osservo.

Cerco poi di capire quale può essere il meccanismo per ricreare tutto questo, affinché la recitazione sia un atto di grande coerenza. È una strana bestia quella del teatro, ci fa provare tante emozioni e, a volte, ci rendiamo conto di avere dei complessi inibitori, delle timidezze enormi, più di quanto ce ne potevamo immaginare. È un amplificatore di sensazioni il teatro. Dall’esterno è chiaro che serve farlo, dall’interno ci si rende conto di tutte le difficoltà che comporta. Di quanto come esseri umani possiamo e sappiamo essere ognuno l’ostacolo di se stesso”.

La premiere de Il giorno del mio compleanno è avvenuta al Napoli Teatro Festival, dove ha debuttato lo scorso 3 luglio. Sono seguite la tournée al Teatro Filodrammatici di Milano e, in successione, quella che si è conclusa il 2 dicembre a Roma al Teatro Piccolo Eliseo. Cinque sono i personaggi: Noce, Pic, Puh, Dany, Chri e Frankie. La loro vita è scandita dal ritmo di tante pulsioni interiori che aumentano fino al punto di diventare incontrollabili. Il cast è composto da giovani attori: Giovanni Arezzo, Antonio Bandiera, Luca Terracciano , Federico Gariglio, Grazia Capraro e Luca Terracciano.

“Here we are di Luke Norris ha un titolo in italiano, Il giorno del mio compleanno – dice Silvio Peroni. La storia è quella di un gruppo di cinque ragazzi e una ragazza, che si ritrovano il giorno dopo il funerale di un loro amico ed escono fuori tutti i rapporti che esistono fra di loro. Ricordano con nostalgia Frankie e la loro vita di provincia, in quello spazio piccolo. Io sono cresciuto in provincia e mi sento molto vicino a quello stato d’animo, a quella vita che comporta degli obiettivi difficili. Nel loro caso e nel testo c’è una provincia che si trova alla foce del Tamigi. Viene da pensare, come immagine, a tutta la sporcizia che, prima di confluire nel mare, si ritrova nel posto dove vivono quei ragazzi. La difficoltà del testo consiste nel fatto che non è un testo di situazioni che si sviluppano, ma un testo di condizioni”.

Il giorno del mio compleanno è diviso in due parti: la prima parte è pura commedia nera. Nel secondo quadro si viene letteralmente catapultati indietro nella vita di Frankie, il giorno prima dell’incidente. In quei momenti i personaggi di Chri (Grazia Capraro) e Dany (Federico Gariglio) diventano speculari e determinanti nella vita di Frankie (Luca Terracciano ) il quale regala una dichiarazione d’amore innocente e satura di tormento: “Le ho detto che siamo uguali, che veniamo dallo stesso granello di sabbia. Che siamo usciti dall’acqua insieme”. Quella del suo compleanno è una mattina ubriaca di malessere, dell’inquietudine di amare e di essere amati. La svolta rimane invisibile quasi fino alla fine. L’ultimo livello è qualcosa che viene gestito drammaticamente nei momenti in cui tutti gli attori raggiungono il climax della storia. Quello che Frankie avrebbe voluto era solo di poter “ritornare indietro ed essere bambino, ricominciare dall’inizio, da un’altra parte, in un posto bello”.

 

L’ambiente determina così la felicità o l’infelicità, la solitudine o l’appartenenza, l’affermazione o la negazione della propria identità. ”Sono nato e cresciuto nella provincia – dichiara Silvio Peroni. Secondo me, è molto più interessante della città proprio perché è più chiusa, più piccola e ogni dramma personale di un singolo individuo si acuisce. Se cammini per strada con la cresta sei “quello con la cresta”, così come se sei omosessuale. Nella città sei un numero, nel paese c’è l’esigenza di riconoscere un ruolo, come nelle classi, a scuola.

C’è il tipo buffo, quello simpatico, lo strano, la secchiona. Ogni volto ha un nome in provincia, in città ci sono volti nella folla. Ogni essere umano ha un ruolo ben preciso perché le persone sono di meno e servono tutte. Dare dei ruoli serve anche per trovare stabilità e sicurezza. La vita può essere dura, sicuramente è molto più trasparente e diretta, a volte pericolosa altre volte anche accogliente. C’è una spiegazione alla violenza, all’uso di droghe o di alcool perché non ci sono interessi o cose da fare. Di solito chi emerge alla fine risulta un po’ vincitore, ma quelle ferite se le porterà dentro per sempre. Questo argomento mi interessa molto, lo trovo più complesso e interessante a livello umano”.

Siamo quello che il mondo decide per noi o siamo ciò che noi decidiamo, fino in fondo, di essere? Tobes è il personaggio centrale di Growth, Crescendo. Un ragazzo sventurato e passivo che si trova a dover affrontare un preoccupante ammasso, un nodulo, un “grumo in una grande sacca di grumi”. Qualcosa che condizionerà la sua vita in generale e anche quella sessuale, Dovrà fare i conti con le conseguenze di essere lasciato dalla sua ragazza e del successivo incontro avvenuto grazie a Tinder. Nel mezzo ci sarà anche la perdita del suo testicolo sinistro. Luke Norris nel testo di questa commedia realizza in parallelo la crescita di quel tumore e un crescendo di consapevolezza verso la vita. Tobes sentirà la necessità di diventare un uomo nel momento in cui sarà disperatamente necessario diventare adulto.

Il cast di tre attori è composto da Francesco Aricò nel ruolo del protagonista e da Giulia Trippetta e Pavel Zelinskiy, entrambi alle prese con diversi personaggi da interpretare nell’ambito della rassegna Trend, al Teatro Belli di Roma. L’autore, Luke Norris, conosce molto bene l’uso delle parole e dei dialoghi in funzione della scena. Ciò determina similitudini narrative nell’uso di battute molto corte e con un ritmo serrato.

Silvio Peroni aggiunge: “In Growth ci sono effetti comici di situazione. Si capisce perfettamente che vengono dalla penna di un attore che non si dilunga mai a compiacersi nella scrittura. Le battute sono molto dinamiche e creano una comicità basata sui fraintendimenti. Una scrittura per la scena sul classico schema del controtempo. Questo è un modo di scrivere che a me piace molto. Mi diverte perché è bello lavorare con testi del genere, molto stimolanti. È stata una mia volontà quella di mettere un sottotitolo perché Growth potrebbe significare poco per la maggior parte delle persone. Si può tradurre con “crescita” ma, insieme con Enrico Luttman, abbiamo preferito Crescendo, come traduzione, perché è una parola usata nella terminologia musicale, il crescendo negli spartiti. Suona meglio ed è esplicativo”.

In ogni conversazione con il regista è frequente che spesso emerga un punto di riferimento, una chicca letteraria, durante le nostre interviste. Dall’Ulisse di Joyce, all’Amleto di Shakespeare, a Cechov: “Il mio sogno è di riuscire a mettere in scena prima o poi Cechov e penso che prima o poi lo farò. Recitare le sue opere non è semplice, è facile una volta che si capiscono le condizioni interpretative. Lo studio sui personaggi si basa proprio su questo, le parole non sono esclusivamente tutto, quello che i personaggi raccontano è ben altro. In Cechov come pure in buona parte della drammaturgia contemporanea o in Shakespeare”.

Poco prima di concludere il nostro incontro, Peroni racconta anche che sta leggendo di nuovo varie cose di pedagogia teatrale. Tutti quei testi che di solito vengono letti (ma non compresi completamente) all’inizio di questa carriera: Peter Brook, Eugenio Barba, Stanislavskij, Orazio Costa, Strasberg, Mejerchol’d . Confessa che: “Ogni tanto bisogna rivedere delle cose, come nello sport. E questo è un periodo in cui ho bisogno di rivedere i fondamentali e di fare un passo indietro per andare avanti”.

In definitiva, l’intento è quello di continuare a crescere.

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