Un quartiere in movimento con i suoi “luoghi del possibile”, tra danza e performance, al Teatro Biblioteca Quarticciolo.

Nell’ambito della terza edizione di Contemporaneamente Roma 2018, la programmazione culturale autunnale della capitale indirizzata all’innovazione, alla creatività e ai nuovi linguaggi del presente, è in corso la rassegna “Diffondersi (i luoghi del possibile)”. La sua finalità infatti è quella di riconvertire, di far conoscere e promuovere l’immagine e la realtà, la memoria storica e i luoghi del Quarticciolo, quartiere della periferia sud di Roma.

La mission è quella di riunire le generazioni in una consegna di testimonianze e di esperienze. Aprire e aprirsi, partendo dal territorio, dal micro al macro di una metropoli imponente e complessa come Roma. Spalancare le porte delle case, i bar, la Biblioteca, il Centro Anziani, il Circolo Bocciofilo per creare cultura e identità attraverso incontri di formazione, interviste, rassegne cinematografiche, laboratori teatrali e di danza, video e conferenze nei “luoghi del possibile” e del quotidiano.

La stagione danza del Teatro Biblioteca Quarticciolo è stata realizzata da Valentina Marini con la lungimiranza e la consistenza ricettiva che insieme permettono un’apertura verso il tempo presente. È stato un fine settimana di forte impatto, ricco di stimoli, di ricercAzione su corpi e anime, quello che ha avuto luogo sabato 17 e domenica 18 novembre.

Tre appuntamenti, tre idee articolate ed elaborate con partiture ed estetiche che hanno impreziosito la programmazione del cartellone. Due sono state le proposte della Compagnia Excursus | PinDoc: il debutto in prima assoluta di Due uomini sfiniti in double dill con Elegia (…about men).  L’altra proposta invece è stata Anima, performance presentata dalla Emanuele Soavi INcompany in prima nazionale.

Il coreografo e danzatore Emanuele Soavi è nato a Ferrara, dove ha frequentato l’Istituto d’Arte e ha respirato tutta la storia, la bellezza della sua città di origine. L’incontro con la danza risale all’età di dieci anni, ma la sua formazione professionale come danzatore avviene presso la scuola di Firenze del Balletto di Toscana. Ha fatto parte della compagnia del Teatro Opera di Roma, del Teatro la Fenice di Venezia, prima di entrare nel Theater Dortmund e, successivamente, nella compagnia Olandese Introdans.

Contemporaneamente è iniziata la sua attività di coreografo; ha firmato lavori per Teatri e Festival Europei e Internazionali. A Colonia, nel 2011, ha fondato la Emanuele Soavi INcompany, in partnership con Tanzarchive Köln, Gestik Department – Università di Colonia e ha avuto modo di collaborare con numerosi artisti di fama internazionale. Per la coreografia di “PANsolo” ha ricevuto il premio Città di Colonia come miglior artista e interprete.

Habit Cycle è la sua creazione realizzata per la ZHdK Zurich University of the Arts. Anima è l’ultimo quadro dopo Aurea, Paradisus e Lvmen. Un progetto plasmato e messo in atto insieme con Meritxell Aumedes, film-video maker residente a Berlino. È decisamente interessante vivere l’esperienza che inizia nel foyer del teatro Biblioteca Quarticciolo e prendere parte alla performance. Soavi e la Aumedes sono i protagonisti, i corpi e l’anima del progetto site specific. Due coppie formate da un uomo e una donna svolgono la duplice funzione di guide e performer.

Lisa Kirsch e Achim Conrad sono i traghettatori non dell’Ade, ma dei luoghi di una realtà tangibile, fatta di materia e di tecnologia. Un gioco di contrasti viene presentato fin da subito. Due persone fisicamente presenti comunicano usando un codice linguistico fatto di suoni metallici e gutturali. Due smartphone sembrano quasi diventare una protesi del palato. La concretezza degli oggetti hi tech è funzionale per definire e rappresentare l’energia del soffio vitale, il mondo sensibile e quello intelligibile. L’anima è forse come la fibra ottica?

Diversi sono i livelli che si rivelano allo spettatore. L’uomo e la donna, guardano loro stessi nelle videoproiezioni che raffigurano un contatto, un’esplorazione e un’interazione fisica. Entrando e uscendo dai pantaloni e dalle maglie sembra quasi che si disegnino i confini tra realtà e sogno, tra vita e morte.

Anche gli spettatori entrano ed escono da qualcosa verso un altrove. Dal teatro, dall’interno, verso le strade e all’esterno. Laddove il traffico e le attività umane scandiscono una routine ordinata. Da un appartamento all’altro. Si entra in un soggiorno prima, in una camera da letto dopo e si esce da uno stato e da una condizione della mente.

I sensi e la percezione corporea vengono coinvolti per osservare gli oggetti, per ascoltare il rumore di una porta che si apre all’improvviso. Per assaggiare l’imprevisto di un brivido e percepire l’odore acre dei lilium (ricordo vago di una morgue), gli aromi delle candele accese, il tatto amplificato di un gesto involontario, volto a cercare l’appoggio che offre una parete. Come nel percorso di un viaggio, l’esperienza empirica permette di raggiungere la dimensione trascendentale. Il contatto dei corpi, alla fine della divagazione, diventa una sovrapposizione una scannerizzazione dove tendono a coincidere le forme, i generi, la materia e l’anima.

Excursus è un termine latino che indica una divagazione, una digressione. Rappresenta la capacità di tradurre i gesti in linguaggi coreografici, i movimenti in forme di espressione. La compagnia Excursus è stata fondata nel 1994 da Ricky Bonavita, storico danzatore e coreografo che divide la direzione artistica con Theodor Rawyler. È sostenuta dal 2000 dal MIBACT; il repertorio della compagnia è grande ed è orientato verso la creazione contemporanea. La ricerca che viene messa in atto con le loro produzioni tende a unire gli elementi simbolici con quelli onirici. Ispirandosi al quotidiano e alla realtà, viene analizzata e rappresentata la natura dei rapporti interpersonali.

Due sono state le composizioni presentate: Due uomini sfiniti con la coreografia firmata da Valerio De Vita il quale ha diviso la scena insieme con Emiliano Perazzini e Francesca Schipani su musiche di Huron, Olafur Arlands e Max Richter. La seconda è stata intitolata Elegia (…about men). La coreografia e la regia sono di Ricky Bonavita che è uno degli interpreti insieme con Valerio De Vita ed Emiliano Perazzini. L’editing sonoro delle musiche originali è a cura di Francesco Ziello, mentre le musiche di repertorio vanno da Chopin e Debussy fino a Rachmaninov.

Due ricerche distinte, ma non separate, mettono in luce i contrasti tra istinti ed emozioni, tra complicità e conflittualità. La drammaturgia si sviluppa nell’incontro e nelle relazioni di identità così diverse, ma altrettanto simili nel possedere un’anima che spinge ora verso l’alto, ora verso il basso.

Alla fine, lasciando il teatro, rimane in sospensione una prospettiva filosofica nel rapporto tra anima e corpo, tra il pensiero di Aristotele e la concezione di Cartesio, tra la teologia e le neuroscienze. Una conclusione approssimativa, al di là degli applausi, delle emozioni e del coinvolgimento vissuti in una domenica pomeriggio di novembre, con i pensieri che si sedimentano alla fermata dell’autobus, forse potrebbe essere quella che per parlare dell’uomo bisogna ineluttabilmente indagare sull’ anima, all’interno o all’esterno del suo corpo.

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