Intervista a Pablo Solari, regista e autore dello spettacolo L’indifferenza

Il 17 ottobre al Teatro I di Milano debutta  L’indifferenza, l’ultimo lavoro del giovane regista Pablo Solari che, per questo spettacolo, ne firma anche il testo. A Theatron 2.0 rivela degli indizi su come prepararsi alla visione. 

Come ti inseriresti nel panorama teatrale italiano?  

Non riesco a darmi nessun tipo di etichetta, il mio è più un percorso di studio che di etichette. Vivo il mio percorso brutalmente giorno per giorno. In questa fase sono estremamente legato ad un teatro di parola. Anche quest’ultimo spettacolo che sto ultimando è formato da molti materiali diversi, tantissimo viene dal contemporaneo ma altrettanto viene dallo studio dell’Antico Testamento.

Chi sono i tuoi maestri?

Diciamo che ho fatto degli incontri e sicuramente il più recente è con Antonio Latella con il quale ho lavorato a Santa Estasi; mi ha dato tanto e, soprattutto, mi ha permesso di riscoprirmi drammaturgo, autore. Poi Marco Macceri e tutto il contesto dei MaMiMò che mi hanno insegnato e responsabilizzato molto. Prima di loro Antonio Albanese è stato il primo a raccogliermi in teatro, facendomi fare l’elettricista e facendomi capire come funziona la macchina teatrale. Infine devo citare per forza la mia famiglia, i miei genitori e i miei nonni e bisnonni che dolcemente “pesano”.

Qual è un regista e qual è un drammaturgo che ammiri?

Se posso anche rispondere con un regista cinematografico, dico Martin Scorsese. Teatrale, invece, dico Ivo van Hove. Un drammaturgo che ammiro invece è Euripide. Di contemporaneo mi interessa molto il lavoro di Rafael Spregelburd, grande riferimento per la sua semplicità e concretezza.

Nasci regista?

Non nasco regista, divento regista. Non pensavo di fare questo lavoro, ora sono ancora nella fase di sperimentazione, alla ricerca del mio colore artistico. Sono stato musicista per tanto tempo, batterista, e ho ricominciato da poco, sto riscoprendo il punk rock, la mia grande passione che sto riprendendo con gran voglia. È dalla musica che prendo tanto fulcro energetico.

Parliamo dello spettacolo. Non hai mai scelto temi semplici da trattare, uno dei tuoi spettacoli, ad esempio, Scusate se non siamo morti in mare, parla di un tema caldissimo oggi, l’immigrazione. Neppure L’Indifferenza che debutta al Teatro I il 17 ottobre ha un tema semplice.  Ci dai una linea guida per prepararci alla visione?

 La creazione dello spettacolo è frutto di un percorso di due anni che ha attraversato diverse fasi. Il titolo deriva da un libro che si intitola «La mia guerra all’indifferenza» di Jean-Sélim Kanaan che ho letto da adolescente. Si tratta di un’autobiografia di un ragazzo, un operatore ONU, morto nel 2003 durante l’attentato di Bagdad. La lettura di questo testo mi ha imposto uno sbilanciamento. Chi vedrà lo spettacolo assisterà ad un’opera imperfetta, immatura, soprattutto a livello drammaturgico, ma è proprio questa la sua bellezza. È un’opera che attraversa diversi stili e contaminazioni, ci si trova tanto Antico Testamento, ci si domanda quali siano le radici e cosa porti un popolo alla ricerca di una terra promessa.

Lo spettacolo L’indifferenza nasce in seguito all’attentato del Bataclan. Mi era capitato di vedere lo stesso gruppo che suonava quella sera al Bataclan a Milano, qualche mese prima. Quando poi è successo l’attentato ho avuto la sensazione che, oltre alla pelle, ci potesse essere qualcos’altro che potesse essere perforato da un momento all’altro. Quello è stato un attacco alla gioventù e mi sono sentito colpito in prima persona sia in quanto giovane sia in quanto appartenente a quella comunità di musicisti e spettatori di concerti. Ho pensato allora fosse giunto il momento di aprire le ferite. L’uomo e la cultura occidentale stanno vivendo una grande crisi che deve ora avere la forza di aprire le ferite e mostrare il dolore da cui nasce. È ora di rompere i tabù, il primo è quello della morte, poi quello della paura e della fragilità.

Il momento che stiamo vivendo adesso in Italia è un momento di poca responsabilità politica, non mi interessa giudicare la politica ma mi interessa il movimento del pensiero e la responsabilità educativa che c’è dietro. Voglio capire, ad esempio, quello che succede nelle scuole e mi arrabbio con chi dice che tutti i giovani sono attaccati al cellulare, non è vero! I ragazzi hanno già pochi punti di riferimento poi vengono buttati in una scuola dove sono costantemente giudicati invece di essere accolti in un sistema che gli dia stimoli culturali. I voti, a mio parere, sono una grossa fandonia. Ecco, L’indifferenza parla un po’ di questo, della necessità di aprire delle ferite

Mi incuriosisce il tema del male all’interno del testo. Come lo hai trattato?

Andando avanti nella stesura del testo mi sono reso conto che i miei personaggi sono tutti dei maledetti che hanno bisogno di una redenzione. Sono tre personaggi che mentono costantemente e anche chi sembra una vittima innocente, in realtà, è carnefice perché crea una tragedia. Viviamo in un mondo in cui il male delle persone non è accettato socialmente, invece bisognerebbe accettare il fatto che le persone convivono anche con il male presente dentro di se’.

Definisci lo spettacolo un thriller, perché?

 La differenza tra thriller e dramma è che nel dramma c’è uno sviluppo lineare attraverso i personaggi, nel thriller, invece, è la trama al centro dell’attenzione anche attraverso i colpi di scena. Ho cercato di lavorare tanto sulla suspense poi, in realtà, anche la trama è un pretesto per parlare d’altro: ho sviluppato la trama per poterla superare e fare emergere i temi a me cari. Anche lo spettacolo, ad un certo punto, evolverà e diventerà un’altra cosa a livello di linguaggio, la parola – che è la grande creazione occidentale – verrà mangiata dalla ‘bestia’. 

Come è avvenuta la scelta degli attori per questo spettacolo?

Ho scelto attori che prima di tutto sposassero questa scommessa: Luca Mammoli, Woody Neri, Valeria Perdonò si sono lasciati ispirare dai temi e mi hanno aiutato a scrivere. Ho scelto attori maturi, avevo bisogno di un confronto con qualcuno che avesse qualche anno più di me soprattutto per quanto riguarda esperienze vissute. Mi sono trovato molto bene con loro, formiamo una bella squadra.

Ultima domanda: un resoconto del 2018 e previsioni per il 2019, ovvero come è andato quest’anno e come andrà l’anno prossimo?

Questo è un anno che sta andando benissimo, faticosissimo e con mille avventure. L’indifferenza debutta in contemporanea con il progetto all’Elfo Puccini M8 – Prossima fermata Milano dove io e Carlo Guasconi (Leche de Tigre) presentiamo  2# Milano capitale della Gig Economy. Un’apocalisse consegnata a domicilio assieme alla pizza. Poi ho lavorato allo spettacolo Copernico non ci credeva, un lavoro che parla di fisica, sui temi della rivoluzione, scritto con il amico fisico folle Rocco Gaudenzi. Sono stato alla Biennale di Venezia, un’esperienza bellissima e faticosa, per me un momento di crescita molto importante. Il 2019 sarà ancora meglio, già da gennaio sarò a MTM Manifatture Teatrali Milanesi con Contenuti Zero – Varietà, divertente, apparentemente superficiale ma si scaverà anche con questo lavoro fino alle radici della follia occidentale.

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