#AccaddeOggi: il 27 gennaio 1948 nasce Michail Nikolaevič Baryšnikov

Michail Nikolaevič Baryšnikov soprannominato Misha, nato in Lettonia il 27 gennaio 1948, è stato uno dei più grandi ed indimenticabili danzatori del ‘900.

Infatti viene spesso citato accanto ai nomi di Vaslav Nijinsky e Rudolf Nureyev per essere stato uno dei più grandi ballerini della storia. Il talento di Baryšnikov era evidente fin dalla sua giovinezza pertanto a 18 anni divenne solista del Balletto Kirov.

Nel 1974, nel corso di una tournée in Canada con il Bolshoi Ballet, chiese asilo politico in Occidente, diventando immediatamente una delle star più celebri del balletto americano. Il suo obiettivo principale era quello di lasciare l’Unione Sovietica per poter finalmente lavorare liberamente con coreografi giovani e innovatori. Pertanto nei primi due anni (dall’assenza nel suo Paese), ha danzato per non meno di 13 diversi coreografi, tra cui Jerome Robbins, Glen Tetley, Alvin Ailey e Twyla Tharp. 

Annunciò al mondo della danza che non sarebbe più tornato in Russia:

“Non perché oggi non possa, ma perché mancano le vere ragioni per andarci. Mi sento un po’ americano e un po’ russo. Ammetto di essere scettico sul futuro della Russia, la considero un grande Paese, abitato da un grande popolo che si meriterebbe il meglio e questo non sta accadendo. Nulla da eccepire sulla qualità di ballerini e compagnie, ma non vedo coreografi di peso”.

Scritturato al suo arrivo dall’American Ballet Theatre, dal 1974 al 1978, ha collaborato con Gelsey Kirkland; ha poi danzato per un breve periodo (come primo ballerino) con il New York City Ballet di George Balanchine.

Tornò all’ABT nel 1980 come ballerino e ricoprì il ruolo di direttore artistico, incarico che ha ricorrerto per un decennio. Nel 1989 ha fondato, insieme a M. Morris, il White Oak Dance Project, operazione che ha segnato il suo distacco dagli spettacoli classici. Barijšnikov, infatti, si è successivamente dedicato soltanto alla danza contemporanea.

Assetato di nuove esperienze, si cimenta nella coreografia: il balletto che sceglie di creare, o meglio, di ricreare e aggiornare secondo il suo gusto e la sua personale interpretazione è lo stesso Don Chisciotte che lo aveva visto trionfare nei teatri di tutto il mondo sin da quando era giovanissimo.

Nel 1983 ne dà una sua versione danzata al fianco di Cynthia Harvey, subito considerata un capolavoro della danza mondiale. Importante ricordare, sempre in campo coreografico e con la Kirkland (altra partner storica), una sua versione de Lo Schiaccianoci (1977).

Mai stanco di sperimentare nuove possibilità artistiche, Baryshnikov si mette alla prova anche in campo cinematografico nei film The Turning Point (1977), White Nights (1985) e Spie Contro (1990), fino alla partecipazione nell’ultima serie televisiva Sex and the City.

Molti coreografi riconobbero in Baryšnikov una sensibilità unica capace di esprimere un nuovo modo di danzare. Dà prova non solo di un controllo e di una padronanza tecnica indiscutibili, ma soprattutto di una capacità artistico-espressiva degna di un attore consumato.

“Io ho due memorie. Una è nel cervello, come tutti. L’altra nei miei muscoli, nelle mie ossa. Ambedue passano dalle pupille. Perché nella memoria del corpo io immagazzino tutti i gesti, le posture, i movimenti che vedo intorno a me. Nelle mie braccia, nelle mie gambe, nei miei piedi c’è come una banca dati dove conservo due mani che fendono l’aria, mosse da un barbone sul metrò o le braccia conserte di una donna in chiesa”.

Michail Nikolaevič Baryšnikov

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