#Incontri: Intervista a Valeria Simone Monti sul progetto collaborativo Sworkers

(S)WORKERS è un progetto collaborativo che coinvolge cinque drammaturghi/e italiani/e che racconteranno storie relative al mondo della prostituzione dal punto di vista delle e dei sex workers, considerando come l’offerta e la diffusione del lavoro sessuale sta mutando le relazioni di coppia, e investigando, allo stesso tempo, come la crisi all’interno delle relazioni tra uomini e donne, sta incrementando il mercato del sesso. La crisi economica degli ultimi due decenni ha inoltre mutato lo stesso mercato del sesso, ricollocando nel nostro paese migliaia di donne straniere (trafficate e non), allo stesso tempo si sono inserite nel target dei sex workers anche molte minorenni e persone appartenenti a classi sociali medie e con alti livelli di istruzione.

Dopo un precedente lavoro collaborativo, “H24_Acasa”, che raccontava le storie delle donne che migrano nel nostro paese dedicandosi ai lavori di cura (colf e badanti) mostrando un cambiamento nella nostra società rispetto alle relazioni familiari, la compagnia Acasă, adesso, racconta le storie relative al mercato del sesso, utilizzando lo stesso approccio: fare ricerca insieme e confrontarsi sui vari aspetti della questione con l’obiettivo di creare uno spettacolo che tenga conto della pluralità dei punti di vista.

Il debutto dello spettacolo è avvenuto lo scorso 21 e 22 ottobre a Bari, presso Spazio 13, come evento speciale in apertura della Stagione di prosa del Comune di Bari – Teatro Pubblico Pugliese.

Giulia Sangiorgio ha intervistato Valeria Simone Monti, regista dello spettacolo (S)workers:

• Avete inaugurato la stagione di prosa del Comune di Bari e del Teatro Pubblico pugliese con uno spettacolo itinerante, incentrato sul tema della prostituzione, in un luogo non convenzionale come lo Spazio 13 di Bari, dove la distanza tra performers e spettatori è abbattuta: come ha reagito il pubblico e che ruolo ha all’interno di questo spettacolo?

La drammaturgia di uno spettacolo itinerante è molto diversa da quella di uno spettacolo pensato per il palcoscenico. Implica una relazione completamente diversa con il pubblico e quindi nella ricerca e nella fase di creazione la considerazione di questo elemento è stata centrale e ne abbiamo analizzato i diversi aspetti. In effetti, la distanza tra performers e pubblico viene abbattuta e nella relazione al ‘voi’ si alterna un ‘tu’. Inoltre il teatro itinerante, così come lo intendo io, mette inevitabilmente (se non altro logisticamente) il pubblico in una situazione di scomodità. Mi sembra che, ad ogni modo, il pubblico abbia reagito bene e non si sia sottratto alla vicinanza.

 • Oltre che come autrice di due testi, Interno e Gramigna, compari in locandina come ideatrice e dramaturg: in che modo hai lavorato con i sette attori coinvolti? Quali i punti di forza e le difficoltà di uno spettacolo collaborativo? Quale apporto hanno dato all’opera i singoli artisti, con le loro differenti esperienze e personalità?

Il lavoro intorno a Sworkers è iniziato più di due anni fa, con una fase di ricerca sulla prostituzione. Dopo un anno, ho coinvolto gli autori e attori che avrebbero fatto parte del progetto e insieme abbiamo continuato la ricerca. È stato il ruolo di dramaturg a tenere insieme i pezzi, nati da un lungo confronto tra gli autori. La collaborazione permette una pluralità di punti di vista e l’argomento trattato, a mio avviso, ne aveva bisogno. Le difficoltà sono puramente organizzative e pertanto risolvibili. Ogni artista porta la sua visione e questa è la ricchezza di un progetto come Sworkers, ma ci vogliono anche molto ascolto, molta attenzione e generosità verso il lavoro degli altri da parte di ogni artista; senza queste qualità, un progetto collaborativo non è possibile.

• Dopo il percorso di ricerca sulle badanti e le colf straniere in Italia con H24 _ aCasǎ e la denuncia dello sfruttamento dei lavoratori nei campi di pomodori con Paradise, la compagnia Acasa torna a parlare di un tema scottante come quello della prostituzione. Credete che il teatro possa e debba essere utile alla società?

Per me il teatro è fondamentalmente il luogo dove porre delle domande. Dome mostrare quello che non vogliamo vedere e che, invece, è davanti ai nostri occhi; dove far ascoltare quelle voci che non riusciamo o non vogliamo sentire.

 

Condividi: