DIETRO LE QUINTE #4 – Il secondary ticketing e la guerra dei biglietti

Il mondo dello spettacolo dal vivo non è mai stato così in fermento come negli ultimi due mesi. Le polemiche scaturite dai servizi delle Iene e le inchieste giudiziarie immediatamente successive hanno (finalmente) acceso un faro sulle tante ombre del mercato degli eventi in Italia.

I seguaci degli artisti più popolari lo sanno bene: acquistare biglietti per spettacoli di grido sulle piattaforme ufficiali è una piccola odissea. Non basta posizionarsi al computer il giorno delle prevendite, aggiornare la pagina nel momento giusto e agire alla velocità della luce. Prima dell’acquisto, infatti, il rischio di perdersi nelle tante anticamere del percorso è sempre dietro l’angolo, e capita che i biglietti scelti risultino non più disponibili dopo averli già bloccati, mentre la vendita continua inesorabile rischiando di lasciare l’aspirante acquirente all’asciutto. E questo senza considerare i forti costi aggiuntivi gravanti sui “fortunati” che ce la fanno.

Fra i primissimi a far emergere il problema era stato, a onor del vero, Beppe Grillo, il quale, attraverso due post pubblicati sul suo Blog già nel 2006, aveva puntato il dito contro il “sostanziale regime di monopolio di Ticketone”, revocando al sito il mandato di gestire i suoi show e invitando i colleghi a fare lo stesso. Ma la battaglia contro i mulini a vento è poi finita: dieci anni dopo quella rigida presa di posizione, i biglietti degli spettacoli di Grillo sono in vendita proprio su Ticketone, evidentemente gigante troppo forte e troppo utile anche per il re dei castigatori.

Per molti anni le anomalie del sistema sono state imputate al prevedibile (e in parte comprensibile) sovraccarico dei server e tutt’al più al bagarinaggio privato non massivo. Col tempo però la situazione è andata peggiorando, in particolare a causa dello sviluppo dei programmi digitali in grado di comprare interi stock di biglietti arginando i tradizionali meccanismi di protezione. Ma è con la recente e ben nota vicenda Coldplay che la questione ha raggiunto il suo culmine: due concerti al San Siro di Milano finiti sold-out nel giro di pochi minuti, e a fianco i siti di rivendita non ufficiali già pronti a proporre quegli stessi biglietti a cifre esorbitanti. Di qui la tempesta: rumorosissimi reportage delle Iene, un’inchiesta dell’Antitrust contro Ticketone, una serie di lapidari comunicati ufficiali e almeno due ricorsi giudiziari presentati dalla Siae e dal Codacons.

Ciò che è emerso finora va ben oltre la classica piaga dei bagarini o il malfunzionamento delle piattaforme. Alcune società organizzatrici di eventi, tra cui Live Nation, sono accusate di intrattenere rapporti con gli stessi siti di rivendita non ufficiali: un numero indefinito di biglietti, invece di passare per Ticketone, sarebbe infatti trasmesso direttamente al ciclo secondario per essere venduto a prezzi molto alti dopo il sold-out del circuito ufficiale. I lauti guadagni aggiuntivi sarebbero poi divisi fra almeno tre soggetti: gestori del bagarinaggio online, società organizzatrice e, in taluni casi, artista stesso. Un vero e proprio sistema segreto costruito per far lievitare i ricavi della musica dal vivo, sempre più rilevante in un’epoca di crisi della discografia.

Prendendo atto del fallimento dell’autoregolazione e soprattutto del vuoto normativo, il Governo ha proposto un emendamento alla legge di Bilancio che prevede multe salate (da 30 a 180 mila euro) per le biglietterie digitali non autorizzate. Sul fronte degli artisti, per i quali l’argomento è stato a lungo un tabù, si sono levate diverse voci di sdegno, tra cui quelle di Ferro, Zero e Mengoni, mentre Vasco Rossi ha addirittura abbandonato Live Nation dopo lo scandalo che l’ha coinvolta. Un’assemblea straordinaria di Assomusica è stata invece convocata per il 6 dicembre al fine di stabilire una strategia di reazione comune, che presumibilmente verterà sull’intensificazione del biglietto nominale. Il tutto per contrastare quest’inedito apparato che vede società organizzatrici e mercato parallelo alleati a svantaggio dell’acquirente, puntualmente pronto ad aprire il portafogli per regalarsi il sogno di una magica (e carissima) serata.

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