TEATRALMENTE #3 – Pedagogia dell’espressione

Il motivo per cui ho accettato di scrivere questo blog, non è chiaro tutt’ora. Diciamo che scrivere non è arte mia, ma ero sicura che impegnarmi in un compito del genere mi avrebbe portato a conoscere, ad imparare, ad imparare a conoscere. E mi piace perché cerco, leggo, e mi informo grazie anche a questo mezzo fantastico che si chiama internet. Questa cosa accade soprattutto se l’argomento del blog non lo decido io. Come in questo caso! Vi spiego: un mio amico, che per comodità chiameremo Cesare, mi ha inviato un link. Cesare ha pensato che potrebbe essere interessante approfondire l’argomento protagonista di quel link. Cesare ha suggerito di condurre una ricerca su uno degli esponenti dell’argomento protagonista di quel link. Cesare poi ha detto: “fallo”. Tralasciando i miei più intimi pensieri che in quel momento si sono concentrati su Cesare. Bene,  l’ho fatto!

Come spesso succede grazie a questi stimoli esterni sono venuta a conoscenza di una disciplina a me ancora sconosciuta che si chiama pedagogia dell’espressione. Una tecnica che parallelamente alle arti terapie, coniuga le dimensioni artistiche o sportive alla dimensione formativa, con lo scopo di migliorare la capacità di convivere con se stessi. Per essere più diretti la pedagogia dell’espressione nasce dall’emergenza educativa attuale nei contesti formativi. Gilberto Scaramuzzo ha condotto quest’anno la seconda edizione di un master in pedagogia dell’espressione rivolto ad insegnanti, educatori, artisti della parola e del movimento e a tutti coloro che sono interessati alla ricerca artistica, alla pedagogia e a svolgere un’azione educativa e artistica.

Ma chi è Gilberto Scaramuzzo?
Il professor Scaramuzzo è Ricercatore presso l’Università degli Studi Roma Tre e Coordinatore del “MimesisLab” – Laboratorio di Pedagogia dell’Espressione –  pedagogista e regista teatrale, docente di Teorie Moderne dell’Educazione e Pedagogia dell’Espressione e di Teatro e Educazione.
È membro del Consiglio di amministrazione dell’Istituto di Studi Pirandelliani e sul Teatro Contemporaneo.
Ora, magari, i più incuriositi si staranno chiedendo: <<E la pedagogia, precisamente, cos’è? >>
I lettori più pazienti, che hanno deciso di dare fiducia a questa “simpatica blogger” –che sono io- si aspetteranno che lo scriva immediatamente.. e infatti!
Il termine pedagogia deriva dal greco e la traduzione fedele sarebbe generare bambini, più nello specifico paidos sarebbe bambino e ago guidare, condurre. E visto che siamo partiti dall’etimologia, vi racconto una breve storia.

C’era una volta, ai tempi dell’antica Grecia, un pedagogo. Lui era conosciuto come uno schiavo che accompagnava i bambini a scuola.
Poi un bel giorno i Romani decisero di conquistare la Grecia, fu allora che colui che rispondeva al nome di paedagogus, lo schiavo greco che accompagnava i bambini, divenne anche colui che insegnava loro la lingua greca. Col tempo il significato di paedagogus acquistò solennità, infatti in epoca medioevale il pedagogo era il servo del re che si occupava dell’istruzione dei giovani figli del re (i principi). Ma in quel tempo gli era permesso insegnare solo  a leggere e scrivere. Ai giorni nostri invece, grazie al progresso, il pedagogo può finalmente insegnare anche la matematica, le scienze, e tanto altro.
Insomma la pedagogia è la scienza umana che si occupa dell’essere umano e del suo sviluppo nell’intero arco di vita, dall’infante all’anziano, si occupa della sua formazione,  istruzione ed educazione.
Partiamo dal presupposto che il termine “educare” significa “tirar fuori” ciò che la persona ha dentro, valorizzare il mondo interiore delle persone e incoraggiarle a migliorarsi. Analizziamo poi gli ambiti formativi in cui le persone oggi dovrebbero imparare, esprimersi, crescere.
E’ facile allora pensare che un paedagogus possa operare con l’arte per mirare ai suoi obiettivi.

Finalmente finiti i preliminari, possiamo passare al punto: la pedagogia dell’espressione.
Riporto a questo punto le parole esatte del professore Scaramuzzo.

“La pedagogia dell’espressione si occupa dell’essere umano, di come un essere umano sviluppa la propria umanità e quindi studia nella profondità i dinamismi dell’espressione partendo dal presupposto che l’essere umano è un essere che si deve esprimere, ma soprattutto che deve esprimere “se“. Ed ognuno è diverso, per questo si ricerca la radice dell’espressione umana a prescindere della forma d’arte che questa prenderà, a prescindere da quale sia la patologia della persona.
Per esempio la pedagogia dell’ espressione in ambito didattico cercherà anche come un insegnante arriva ad esprimersi, a rendere vivo quello che ha in sé.
Come avviene il processo  di apprendimento? Come si sviluppa l’umanità? Come si impara a leggere? Qual è il rapporto tra la parola ed il corpo? Come si impara a guardare? Ad esprimerci, a dirci?
Ciò si irradia in molteplici forme, in quello che noi chiamiamo arte ma che poi può rivelarsi nell’incontro tra due esseri umani, o nel modo in cui riusciamo a farci comprendere. Tema fondamentale della pedagogia dell’espressione è la comprensione: arrivare ad esprimere se stessi in maniera che l’altro ci comprenda e preoccuparsi di capire come noi comprendiamo l’altro, chiunque esso sia. Tutto questo, vivendo nell’ambito educativo, mira a costruire un’altra qualità della convivenza, cioè a costruire una convivenza fatta da persone che si esprimono e comprendono l’altro nella sua espressione. E’ un bisogno primario: noi se non ci esprimiamo non siamo felici, e non ci basta esprimerci, ma c’è bisogno che l’altro ci comprenda. L’espressione è fatta per dire qualcosa a qualcuno e quel qualcosa deve arrivare. Bisogna cogliere l’unicità di un singolo individuo e aiutarla a “dirsi”, approfondire il mistero dell’apprendere e del comprendere e trovare la forma per esprimersi! “

Per me il messaggio del “prof” è chiaro e ha ispirato il titolo di questo articolo: #ESPRIMIAMOCI!
Sono certa che almeno 1 persona su 10 sta pensando al mio amico Cesare, il restante numero pensa a quanto io sia ottimista a  credere che 10 persone abbiano letto questo articolo.
Qualcun altro se dovesse essere interessato ad approfondire l’argomento può trovare un paio di link alla fine della pagina.

Come dicevo all’inizio dell’articolo, è vero che non so scrivere, non è arte mia, però ho imparato che per praticare un’arte, di qualsiasi forma essa sia, non serve saperlo fare, serve solo qualcosa da dire.

LINK:
http://www.masterpedagogiadellespressione.org/
http://host.uniroma3.it/laboratori/mimesislab/
https://www.facebook.com/mimesislab

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