In questo episodio è la drammaturgia a fare “molto rumore” in una polifonia caotica di testimonianze, mirate a restituire la complessità di una quotidianità difficile, quella del drammaturgo dentro e fuori la scena.
Theatron 2.0, da sempre sensibile all’argomento, ha avviato il progetto Omissis – Osservatorio drammaturgico, per indagare e rinsaldare la funzione artistica e sociale della drammaturgia nel contesto contemporaneo, attraverso una piattaforma digitale gratuita e liberamente accessibile. A un anno dal lancio, Theatron 2.0 ha attivato un ciclo di ricerca partecipato articolato in MeetUp diffusi sul territorio nazionale.
Gli appuntamenti sono l’occasione per discutere dello stato di salute della drammaturgia contemporanea, mappare buone e cattive pratiche, raccogliere istanze e riflessioni.
Attraverso le esperienze di Dino Lopardo e Eliana Rotella per Omissis e di Guglielmo Masetti Zannini e Liliana Paganini per il CENDIC (Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea), si tenta di riconsegnare la vivace pluralità delle posizioni e dei punti di vista propria dei MeetUp, stimolando nuove gemme di riflessione.

Formata in teatro come assistente alla regia per Egumteatro durante gli anni universitari, ha poi conseguito il Master in Critica giornalistica presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”. Ha collaborato con Rai Radio2 e lavora come giornalista e autrice radiofonica, unendo una consolidata esperienza nella comunicazione digitale. Per Theatron 2.0 scrive, si occupa di comunicazione e podcasting.



Rimango sempre stupito quando leggo che la prestazione artistica viene messa in contrapposizione con l’inquadramento giuridico.
Avere un riconoscimento giuridico, a mio avviso, rende più liberi perchè consente di avere potere contrattuale nei confronti delle controparti.
Un’altra cosa che mi lascia perplesso è questa denigrazione dei classici: non si comprende che dopo Dante tutto ciò che viene scritto è ultroneo.
Non ci sono “nuove”storie da raccontare, nè nuovi modi. Ciò che possiamo fare è prendere dei temi universali e rivisitarli ma avere la presunzione di scrivere qualcosa di nuovo mi pare sintomo di una scarsa conoscenza del mondo al di fuori di quello teatrale