⁠BUONPOMERIGGIO_Perché mi fa questa domanda? / far satira a teatro senza addolcire la pillola

Giu 21, 2026

Siamo in un salotto borghese, la stanza è satura. 

I tre giovani autori di Woland – Zavarise, Makhloufi e Polidoro – un progetto teatrale tratto da Il Maestro e Margherita di Bulgakov, che si propone di indagare la triangolazione del rapporto mistico Satira – Giovani – Potere, sono seduti ai loro posti su delle poltroncine di pelle. Inquieti: chi si scrosta lo smalto, chi gesticola convulsamente all’aria, chi fuma alternativamente la sigaretta della mano sinistra e quella della mano destra. L’unico che sembra essere a suo agio in mezzo al mobilio di legno scuro, alle teche di vetro con dentro le ceramiche della nonna, che sciorina domande offrendo sigarette di tanto in tanto (Nostra Marca, sempre apprezzata), è lui: l’Intervistatore, che punta il suo bastone di corno per dare il là all’ennesima questione. 
Le domande non sembrano andare in nessuna direzione, tantomeno le risposte. Eppure c’è qualcosa in queste domande e in queste risposte che carica l’aria di una strana energia, mentre l’ombra del Forestiero intervistante si fa sempre più lunga e confusa tra i disegni gettati al muro dalle ombre del caminetto. 

A ripensarci un attimo, i tre autori, non sapevano bene perché erano lì, nemmeno avevano mai sentito parlare di questo fantomatico podcast “BUONPOMERIGGIO” (era sera tra l’altro), fatto sta che restavano a obbedire ciechi alle domande dell’ospite-misterioso, mentre torri di cenere di sigaretta cadevano inevitabilmente e sempre con maggiore frequenza sul tavolino, unico baluardo difensivo a frapporsi tra intervistatore e intervistati, ultimo segno di entità tangibile, in un universo di punti interrogativi che sembra prendere la consistenza stessa del fumo. 
Stiamo riuscendo a esorcizzare il male che ci fa il potere? si chiedono. Ci stiamo sporcando le mani, sì o no? 

Il salotto è ormai pieno di fumo. 

Bentornati! Buonpomeriggio a tutte e a tutti! Ma soprattutto: 
BUONPOMERIGGIO! 
Alcune testimonianze ci raccontano che quando si è padroni di qualcosa, basta sfiorare la cosa suddetta, con le mani o con i piedi, e si vola subito liberi su su in alto. Ma invece, ha mai avuto esperienza di questo tipo di volo lei? 

Perché mi fa questa domanda? 
Io non ne so nulla, 
non sono padrone di niente né di nessuno. 

Piuttosto lei: questa Nostra Marca da dove arriva? 
Eh. 
Ehi tu al microfono, spegni. Ho da fare qualche doman – 
Non si può? Certo. Scusate. 

Allora, qual era la domanda? 

Per favore posso prima un’altra sigaretta, la prego… 
La prego… 
Grazie ecco. Molto meglio. Bene. 

Io non sono padrone di niente. Non so niente. 

A questo punto si accascia sulla poltrona, getta nel posacenere la sigaretta metà accesa.
Si alza di scatto, prende una sigaretta nuova e l’accende . 

Perché non mi risponde? 
Perché non parla con me? 

Gli altri due intervistati tossiscono perplessi. 

Margherita è una radical chic ma non sa di esserlo, figlia di ricchi borghesi del Nord Italia che hanno sempre votato a sinistra. Di matrice cattolica è la forma mentis, ma laici de facto. Disdegnano la ricchezza fine a se stessa, ma ogni anno guardano Sanremo e le serie Rai passano sempre in sottofondo nel salotto di casa. Hanno l’abbonamento a teatro, ma il teatro contemporaneo si ferma alla prosa, dove si fanno i testi così come li si leggeva al liceo. Più di così no. Hanno un cane, non dei gatti. Il cane è un golden retriever. Si commuovono guardando La vita è bella di Benigni. Insomma, Margherita è una giovane universitaria di sinistra: vorrebbe tanto lavorare nell’editoria come il padre e pubblicare saggi impegnati per il pubblico di sinistra. Temi attuali, ovviamente. Meglio evitare Pasolini. In ogni caso, Margherita in questi giorni inizia a provare – suo malgrado – una fortissima attrazione erotico-sessuale per la nuova compagna di ateneo, che è la copia spiccicata di Giorgia Meloni. Margherita non sa come leggere questa autentica tempesta ormonale: sei la sua migliore amica, cosa le diresti?

Chi le ha detto che non esiste al mondo l’amore eterno, fedele, autentico? Il Maestro si sbagliava, quando all’ospedale, nell’ora in cui la notte valica la mezzanotte, diceva a Ivanuška che lei lo aveva dimenticato. Non mi segue?

L’Intervistatore la fissa, impassibile. 

Provo a spiegarmi meglio. Molte coetanee di Margherita scambierebbero volentieri la propria esistenza con la sua, tutto sommato, nel bene o nel male, sembra che non le manchi proprio niente. Margherita può comprare quello che più le piace, ché se vuole un telefono nuovo, allora quello vecchio si butta e non se ne parla più. Certo, lo si smaltisce correttamente, questo è ovvio, la differenziata non è mica un optional. Potremmo anche azzardare e dire che una cena coi genitori e gli amici dei genitori di Margherita sia potenzialmente un’esperienza interessante, con persone colte con qualcosa da dire, si spera, per lo meno con un sacco di aneddoti curiosi per alleggerire la conversazione. Margherita non ha idea di cosa voglia dire scappare di casa, non sopportare più il luogo dove sei cresciuta e quindi convivere con persone che si scocciano di lavare il bagno quando è il loro turno, Margherita non sa che vuol dire lavorare al bancone del bar per pagarsi l’affitto. 
Insomma, mi perdoni per la digressione, ma sa, è il mestiere, dovevo un attimo inquadrare il personaggio per arrivare alla risposta alla sua domanda. Che è una domanda: 

ma Margherita è felice? 

Detto questo, io faccio drammaturgia, non certo campagna elettorale. 
Faccio le domande, non ho le risposte. 
Se fossi la sua migliore amica quindi, le direi: sorella, perché piangi? 
e da questo nascerebbero mille altre domande. E anche un nuovo testo, probabilmente. Così io credo, credo che qualcosa accadrà. Non può non accadere. 

A questo punto, mi permetta di chiederle: come può essere l’uomo a indirizzare se stesso e gli altri, se è privo non solo di avere un piano con la scadenza risibilmente breve di, diciamo, mille anni, ma non riesce nemmeno a dare garanzia di quello che accadrà l’indomani? Non mi dirà che ha indirizzato se stesso verso quella fine. 

L’Intervistatore scoppia in una risata strana. 

Io non lo so, io non lo so, io volevo soltanto partecipare! Partecipare! Capito? Essere uno di voi. Perché mi state facendo questo? Perché! Perché. 

Tossisce. 

Io non pianifico! 

Tossisce. 

Io non so! Non posso pianificare! Non posso sapere! 

Tossisce forte, fuma. 

E come faccio! 

Tutti e tutte tossiscono. 

È il mondo che è sbagliato? Sono io che sono sbagliato? È il sistema?! Che cos’è?! Che cos’è?!
Chi le taglierà la testa, secondo lei? I nemici? Gli invasori? Una donna? La gioventù comunista?

L’intervistato ride sonoramente. 

La gioventù comunista! Ah! Innocui timorati di Satana! E servi inconsapevoli dei padroni Nemici e invasori: che vengano! Mi troveranno ben disposto a una chiacchiera, parlo con tutti sa? Quando capita ovviamente… ultimamente insomma… beh! 

Per quanto riguarda le donne: “Caramelle non ne voglio più…” 

Posso dire che trovo la sua domanda veramente stupid – 

Mi dia un’altra sigaretta. 

La accende. 

Allora vediamo se mi risponde a questo: alla sepoltura di Andreotti, un operatore teatrale, dopo aver urlato a gran voce “buonpomeriggio”, in maniera sospettosa, ha affermato: “Lo spettacolo deve girare, questo spettacolo deve girare”, e poi è scomparso. Cosa avrà voluto dire? 

È semplice. Nella misura in cui può essere semplice, s’intende. Vuol dire che c’è un senso. Che ciò che quello spettacolo conteneva, era e forse è ancora significativo, perché inserito in una rete di relazioni. Mi spiego: è la rete delle relazioni a rendere qualcosa significativa o sensata. E il potere, che per forza di cose si inscrive in un orizzonte di relazioni, dev’essere per forza dotato di un senso. Comunicare se stessi, come avviene in qualsiasi relazione, significa estendere il proprio potere sull’altro. Ci pensi allora: quanto è forte il potere che comunica, che narra se stesso? E cos’è più forte, il potere in sé o la comunicazione del potere? La sepoltura di Andreotti o la narrazione della sepoltura di Andreotti e il senso che essa porta, e la reiterazione del potere, che essa porta? 

Lungo silenzio. Grande confusione. 
Poi un’idea balena evidentemente nella mente dell’Intervistatore. 

Il destino del Maestro e di Margherita è deciso? 

L’Intervistatore si dissolve nel fumo. 

IL DESTINO È DI MARGHERITA. 

Le dita tentano di afferrare l’ultima sigaretta, 
l’intervistato si accascia rovesciando il tavolino. 

La finestra si spalanca. Il fumo si dirada. 
Margherita scosta la tenda ed entra nella stanza.

Approfondisci il progetto WOLAND e le biografie degli autori di questo articolo.


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